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News | IN TEMPO REALE

02 Ottobre 2020

IL SETTORE FLOROVIVAISTICO SORRIDE DOPO L’EMERGENZA PANDEMIA

Sembrava destinato a classificarsi in testa alla classifica dei settori commerciali in grave crisi a fine marzo, a causa della chiusura resa necessaria dall’espandersi della pandemia da Covid-19. I fatturati di inizio aprile, infatti denunciavano un preoccupante e drammatico meno 50% nelle vendite del primo trimestre rispetto allo stesso trimestre del 2019, ma qualcosa è mutato nei mesi a seguire. Vuoi per il maggior tempo a disposizione garantito dal ricorso allo “smart work” o per una accresciuta coscienza ecologica, il ricorso a pratiche di giardinaggio casalingo ha innalzato improvvisamente il tenore delle vendite di piante, sementi e terricci fino ad un insperato più 30% nei mesi da aprile a giugno. L’arricchirsi di vasi fioriti sui balconi e sui terrazzi ha di fatto salvato il comparto produttivo florovivaistico e di conseguenza l’indotto degli accessori. “La speranza è che adesso non ci si fermi, ma che il trend proceda anche con i mesi autunnali”- si augura Giovanni Di Maurizio, titolare dell’omonimo Garden in provincia di Padova – “purtroppo c’è voluto un caso di grave emergenza per risvegliare le coscienze dei cittadini e ricordare loro che una casa ornata con piante fiorite e con specie aromatiche ha tutto un altro aspetto e profuma di salute. Analizzando i dati di vendita del primo semestre 2020, dopo una iniziale grave preoccupazione, siamo stati felicemente sorpresi anche dall’incremento dell’export, in particolare da paesi storicamente difficili come Austria, Croazia e Ungheria dove abbiamo potuto rosicchiare quote di mercato agli olandesi, nostri avversari storici.” C’ è da dire che solamente il 22 marzo il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ha autorizzato con  l’art. 1, comma 1, lettera f) l’attività di produzione, trasporto e commercializzazione di “prodotti agricoli”, consentendo quindi la vendita anche al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti. Ma se solo le aziende produttrici meglio organizzate hanno saputo reagire prontamente al pesante tracollo del blocco fino a tale data e sono risultate in grado di iniziare a produrre per le campagne di vendita successive, restano numerose piccole imprese che non ce l’hanno fatta con grave ripercussione sull’occupazione del settore.

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