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News | IN TEMPO REALE

28 Settembre 2018

SATA mette al centro il grano tenero.

Il grano tenero e la sua filiera sono stati i protagonisti ad Alessandria, lo scorso 17 settembre, dell’annuale Convegno tecnico sulla qualità del frumento tenero e sui risultati delle prove sperimentali e monitoraggi eseguiti su tutto l'areale alessandrino e limitrofi dal titolo “Percorsi, strumenti e orientamenti per le filiere di qualità”. Un vasto territorio che merita il titolo di “granaio d’Italia” per il frumento tenero. Qui, infatti, si registrano eccellenze produttive in quantità e in qualità con una continuità di tradizione e storia che meriterebbe un articolo a parte.

E infatti, nell’antico Palazzo della Camera di Commercio del capoluogo piemontese, hanno partecipato numerose aziende in arrivo da tutta Italia e impegnate, a vario titolo, lungo la filiera di produzione e trasformazione.  

A organizzare l’incontro, gli agronomi della SATA Srl di Quargnento, nata nel 1986 come Studio Agronomico Tecnico Associato. Tre le relazioni al centro dei lavori: la prima, presentata dalla dottoressa Patrizia Vaccino del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, in capo al Ministero delle Politiche agricole); la seconda, a cura del dottor Alessandro Costanzo di SATA; la terza del professor Amedeo Reyneri (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino) .

Gestire il rischio “fusariosi”
I tre relatori hanno preso in esame i diversi aspetti della cerealicoltura del nord Italia. Dalle relazioni è emersa la necessità - in annate caratterizzate da piogge frequenti a determinare le migliori condizioni per gli attacchi dei funghi parassiti, qual è stata la corrente - di una efficace difesa dalle avversità fungine per mantenere elevato il livello qualitativo delle produzioni. 

In particolare, l’aspetto legato alla elevata presenza, in numerose partite, di tossine causate da fusariosi della spiga (http://www.regione.piemonte.it/agri/area_tecnico_scientifica/settore_fitosanitario/vigilanza/fusariosi.htm) è stato esaminato dal professor Amedeo Reyneri, richiamando alcune linee di difesa sperimentate nella stagione appena conclusa.


Un mercato in evoluzione
Più in generale, il quadro, descritto dal convegno, ha delineato un mercato in continua evoluzione con prospettive interessanti, da un lato ma, dall’altro, soggetto a minacce talvolta imprevedibili, da gestire con la programmazione delle nuove semine e l'adesione ad iniziative di filiera, accompagnate da una valida assistenza tecnico-scientifica.


ISAGRO FARM INTERVISTA L’ESPERTO

A inaugurare le interviste di ISAGRO FARM è il dottor Alessandro Costanzo, responsabile dei Servizi per Ditte, Mezzi Tecnici, Agribusiness di SATA. 

Dottor Costanzo, si presenti ai lettori di Isagro Farm.
Sono cresciuto in mezzo alle campagne del Piemonte passando molte estati ad aiutare la mia famiglia nell’azienda agricola; mio padre mi ha trasmesso la passione per l’agricoltura e ho completato la mia formazione laureandomi in agraria a Milano. Da circa 10 anni ho la fortuna di lavorare in una società di servizi del settore agricolo, la SATA, occupandomi di sperimentazione e divulgazione in abito agricolo, in particolare per il settore cerealicolo e orticolo. La società, che opera con diversi soggetti della filiera agricola (Produttori agricoli, Trasformatori, ditte di mezzi tecnici, Grande distribuzione organizzata), ha reso possibile la creazione di un gruppo di lavoro pluridisciplinare che lavora in modo trasversale sulle filiere agricole.


E veniamo al grano e alla sua filiera: cosa è cambiato in Italia in questo nuovo secolo?
Molte cose, e tutt’ora sono ancora in evoluzione: globalizzazione dei mercati e cambiamenti climatici sono forse gli elementi che hanno influenzato di più la filiera del grano.
La globalizzazione dei mercati ha ridotto fortemente la competitività degli agricoltori; negli ultimi anni le industrie di trasformazione hanno, però, mostrato interesse nella creazione di filiere controllate e questo potrebbe essere uno dei modi per affrontare in modo diverso il mercato e recuperare competitività.
I cambiamenti climatici, in particolare la maggior frequenza di fenomeni estremi (es. precipitazioni di elevata intensità; temperature anomale), aumentano l’oscillazione delle produzioni e le problematiche fitosanitarie.


Qual è il ruolo dell’assistenza tecnica in cerealicoltura oggi?
L’assistenza tecnica ha un ruolo fondamentale all’interno della crescita professionale del settore; negli ultimi anni, abbiamo voluto creare un evento di campo che mostrasse le principali novità tecniche per la produzione del frumento, dando la possibilità agli agricoltori e più in generale a tutti gli attori del mondo agricolo di aggiornarsi e fare rete.

Alla luce dei problemi di qualità e di rese produttive ben illustrati nell’incontro di Alessandria, cosa vede nel futuro della cerealicoltura del nostro Paese?
L’approccio alla coltivazione deve essere ragionata, non esiste un anno uguale all’altro e quindi l’agricoltore, con l’aiuto dei tecnici e degli strumenti tecnologici, deve essere in grado di adattare le strategie durante la fase di coltivazione. Negli ultimi 20 anni i disciplinari di lotta integrata hanno contribuito a migliorare la sostenibilità ambientale, ma è altrettanto doveroso ricordare che la normativa europea per la registrazione dei fitofarmaci è profondamente cambiata, diventando la più severa e rigorosa del mondo garantendo prodotti fitosanitari sempre più sicuri. È, quindi, necessario approcciare il metodo integrato sotto una nuova veste che vada a valutare e a considerare in modo sempre più attento anche altre problematiche quali, ad esempio, il rischio di resistenze ai meccanismi d’azione dei diversi principi attivi.

Si parla molto di grano biologico, ma è realmente possibile produrre senza l’ausilio della difesa chimica tradizionale?
Il biologico è una opportunità che l’agricoltore può e deve valutare; senz’altro non è un percorso produttivo semplice e banale e non è realizzabile in tutte le condizioni; pensare che l’agricoltura biologica sia la soluzione dell’agricoltura italiana\europea è profondamente sbagliato. Approcciarsi al biologico pensando di coltivare come si è sempre fatto ma senza la chimica è un grave errore, c’è molto da imparare. Le ditte dell’agrobusiness possono e devono contribuire alla messa a punto di prodotti e tecniche che garantiscano produzioni biologiche sane e di quantità sfruttando il loro immenso knowhow in materia.


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