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News | IN TEMPO REALE

09 Novembre 2018

Un affare "nostrano"

C’erano una volta le “quote bietola” che, analogamente alle “quote latte”, avevano l’arduo compito di fissare tetti produttivi nazionali e creare una sorta di equilibrio in ambito comunitario. Giuste o meno, bilanciate o squilibrate che fossero, per una dozzina d’anni hanno dettato legge tra i bieticoltori e gli zuccherifici. Da qualche mese, un brusco cambiamento voluto a Bruxelles ha posto fine al delicato regime di armonizzazione delle produzioni di bietola da zucchero e, a farne maggiormente le spese, è stata l’Italia.

Il nostro Paese, che, già 30 anni or sono, aveva dovuto combattere la concorrenza di paesi extra comunitari, come Brasile e Thailandia, nei cui confronti sono state erette barriere doganali, oggi assiste impotente all’invasione di zucchero proveniente da Germania e Francia, paesi in cui la tradizione bieticola, accompagnata da condizioni agro-climatiche più favorevoli, consente produzioni quantitativamente molto più elevate.

L’aspetto economico più drammatico, al di là della scomparsa di qualcosa come 220.000 ettari un tempo coltivati a bietola e oggi riconvertiti ad altre produzioni, è la drastica riduzione degli impianti zuccherifici, un tempo orgoglio e vanto della industria agroalimentare italiana. Il dopoguerra ha visto nascere oltre 60 impianti per la trasformazione della polpa di bietola, con produzioni che hanno toccato le considerevoli cifre di 2 milioni di tonnellate/anno, la crescita di imperi industriali come Eridania e soprattutto il consolidamento di un sistema agro-industriale di altissima qualità. Non solo: la ricerca di nuove varietà maggiormente produttive, resistenti a parassiti e a condizioni climatiche non ottimali e di cui oggi resta poco più di un ricordo, è stata condotta in Italia da autorevoli istituzioni.

In questo panorama di pessimismo e di rassegnata nostalgia di un passato glorioso, una notizia rimbalzata dalle cronache nelle ultime settimane sembra percorrere la via contromano: la cooperativa Coprob, proprietaria di due dei tre zuccherifici italiani superstiti, si prepara a raccogliere quanto ha seminato con investimenti basati sull’innovazione tecnica: zucchero interamente prodotto in Italia con tecniche agronomiche e di trasformazione altamente innovative e bietole provenienti da coltivazioni italiane biologiche. La grossa sfida sta nella novità, trattandosi di zucchero di bietola grezzo che andrà ad affrontare l’affermatissimo zucchero di canna. Il marchio del prodotto, “Nostrano”, non lascia dubbi sulla sua origine e sul mercato da conquistare, con l’augurio che non sia un colpo di coda o l’ennesimo “canto del cigno” di un settore agro alimentare italiano, ma piuttosto il preludio ad una vera rinascita economica.


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